lunedì, 26 ottobre 2009
Pubblico anche qui un pezzo che ho scritto per Basketblog sulla trasferta bolognese della Martos Napoli.
 
 
Ore 10:00 - L’alcool della sera precedente e l’ostilità del centro di Bologna nei confronti delle macchine suggeriscono un cambiamento di programma. Si pranza a Milano.
 
Ore 13:00 – Pasta al forno con prosciutto cotto, provola affumicata e cavolo, “salamelle” con patate, frutta, caffè, limoncello e crostata. Mia madre contribuisce al buon esito della trasferta: non si segue la squadra a stomaco vuoto.
 
Ore 14:45 – Partenza per Bologna
 
Ore 16:50 – Arrivo alla Futur Show Station. Prima tappa in biglietteria, dove non hanno neanche stampato i biglietti per il settore ospiti. Scherzando, ipotizziamo di essere gli unici “napoletani” (il mio compagno di trasferta è bolzanino). Scopriremo che è proprio così.
 
Ore 17:25 – Entriamo. La polizia, forse per far vedere che non sono là a non fare davvero un cazzo, ci controlla le tasche. Prendiamo possesso del settore ospiti, pensando a cosa fare per attirare un po’ l’attenzione dei tifosi avversari, che ci mancano clamorosamente di rispetto non dedicandoci neanche un coro.
 
Ore 17:45 – Un altro napoletano nel settore accanto. Guarderemo la partita insieme, in piedi, appoggiati alle transenne che dividono le due zone. La curiosità è per Damon Jones: con tutto il cuore speriamo che sfoderi uno One-Man-Show, forzando tutto il forzabile per farci divertire. Intanto scopriamo di avere un bar dedicato esclusivamente a noi e ogni tanto andiamo a far compagnia al barista, sentendoci un po’ in colpa per la sua solitudine.
 
Ore 18:15 – Il nostro pensiero va al mai rimpianto Franco Marcelletti: comunque vada, sarà un successo. Ed in un bel palazzetto non troppo vuoto, inizia la gara.
 
Ore 18:35 – In effetti è una gara. La Virus è in controllo, ma non ci sentiamo in imbarazzo. Moss e Penn fanno pentole e coperchi, la nostra transizione difensiva è a dir poco rivedibile, però in qualche modo si gioca. Il primo quarto termina 20 a 12 per i padroni di casa.
 
Ore 18:55 – Fine primo tempo. I ragazzi non mollano. Il punteggio recita 42-33, 9 punti di scarto che potevano essere tranquillamente meno. Sugli scudi, Dimitrios Tsaldaris e Dragisa “Udite Udite!” Drobnjak. Il greco spiega basket, realizzando 11 punti, ma non limitandosi a questo. Inoltre, smentisce chi lo considera solo un tiratore bucando più volte la difesa tortellina. Drobnjak, dopo un avvio da brividi, sfrutta delle buone ricezioni vicino a canestro trasformandole con discreta sicurezza.
Jones? Molto ordinato, non troppo coinvolto, gioca un primo tempo più per gli altri che per sé. Si vede che con Tsaldaris parla una lingua per lo più sconosciuta ai compagni di squadra. Male Kruger (un buon canestro e basta) e Adeleke, troppo servito sul pick’n’roll (che non è arte sua) invece che con ricezioni statiche in post.
 
Ore 19:30 – 12 -10 è il parziale del 3° quarto. Problemi di falli per il nostro centrone e per Mimmo il finlandese, non in buone condizioni fisiche. La difesa a zona dà qualche frutto, ma quando Kenny non è in campo soffriamo (e molto) a rimbalzo. Gabini dà senso alla sua gara assestando una mannaia mica da ridere a Fajardo, ma purtroppo la rissa viene subito scongiurata. Bonora a lungo in campo, Tsaldaris si raffredda e Jones scalda la mano.
 
Ore 19:40 – Ad un tratto il tabellone recita 55-53 per i padroni di casa. Drobnjak continua a segnare ed è sfortunato quando un clamoroso dentro-fuori gli nega la tripla del sorpasso. La chiave della “rimonta” però ha su la faccia enorme di Kenny Adeleke (autore di 7 punti) e quella bellissima (cit.) di Damon Jones: ci aspettavamo un pazzo arrivato a fare la star in Europa, abbiamo un giocatore intelligente, non abilissimo a costruirsi il tiro, ma che prima si è messo a disposizione dei compagni e poi si è caricato la squadra sulle spalle. E che meccanica di tiro!
 
Ore 19:55 – Non dico che ci eravamo illusi di vincere, però sentire un po’ di paura tra i bolognesi ci ha dato soddisfazione. Sanikidze e Fajardo sono degli ossessi a rimbalzo offensivo, e gli extra-possessi danno la vittoria ad una Virtus non molto precisa. Tsaldaris realizza 7 punti nel finale, permettendoci di superare gli agognati 60 punti.
 
Ore 20:20 – Post partita: giocatori delusi per la sconfitta, ma c’è un po’ di ottimismo. Faccio i miei complimenti ad un frastornato Jones e al greco amareggiato. Il presidente invece è incontenibile. Si fanno voci, qualcuno probabilmente saluterà. Sabato prossimo il derby con Caserta, ma l’appuntamento principale è fissato per l’8 novembre: a Bologna sarebbe dovuto essere un brodino caldo, a Cremona di sicuro ci saranno gli gnocchi fritti!

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categoria:basket, spostamenti
martedì, 13 ottobre 2009
- Folla. Casino. Era un po' che non vedevo il Vomero così. Sabato via Scarlatti sembrava il corso di un paese lungo il quale si riversano tutti gli abitanti. Un paese di un milione di abitanti. Da segnalare i 15 minuti di coda per la cassa della Fnac.
- Passeggiando per via Scarlatti ho incontrato una significativa percentuale delle mie conoscenze partenopee. Ecco quanto accaduto con il fratello di un mio amico: incrociandoci, una stretta di mano senza fermarci, parlavamo ai rispettivi telefonini. Solo questo mi ha impedito di ricevere i soliti gentili convenevoli e soprattutto la domanda che mi fa tutte le volte che lo incontro: "Ma tu non eri morto!?"
- A proposito di domande, devo trovare una risposta efficace al tormento di qualsiasi emigrante: "Che si dice a Milano?" (ovviamente vale per qualsiasi città).
- Comunque ero morto. Ma questa è un'altra storia.
- I mezzi pubblici di Napoli sono come le donne che se la tirano: si fanno attendere e ti trattano male. Ed aspettando la metro a Montedonzelli (20 minuti), le perdite d'acqua e le infiltrazioni della galleria non mi hanno impedito di notare questo particolare: accanto alla scritta "Napoli non morirà", su un cartellone pubblicitario un testa di minkia ha impresso la sua opera: "G. Varikio 'a Kapokia!", pennarello indelebile su plexiglass, 20x10 cm.
- Superga 2 - Giove Pluvio 0.
- Mancavo a Napoli da sei mesi. E' sempre un piacere tornarci, ma mai come stavolta è stato un dispiacere andarmene.
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categoria:spostamenti, nulla, convenzioni
mercoledì, 26 agosto 2009
E' una mia vecchia abitudine: tutte le volte che mi sposto per viaggi e ne ho la possibilità scrivo un Tacchino. Giunto alla ormai alla Terza edizione e mezza, avevo pensato di presentarlo al concorso del Corriere della Sera, che peraltro metteva in palio succulenti premi. Disdetta!, pare che i diari di viaggio non possano essere composti di più di 5000 caratteri: stiamo parlando di quadernini di viaggio, appunti di viaggio, sms di viaggio.. e così via.
Non l'ho presa benissimo, sarò sincero: per la prima volta in vita mia mi sono pentito di non saper scrivere senza vocali! Ma poi ho pensato, come disse il Drugo: "Fanculo il torneo!" e l'ho pubblicato sul sempre valido sito di Turisti per caso. In particolare, lo trovate cliccando qui.
Se poi dovesse interessarvi la versione in pdf corredata anche da qualche immagine, basta chiedere.
E se va bene a voi, buon tacchino a tutti!
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categoria:spostamenti
mercoledì, 25 marzo 2009
Non abbiamo più l'età per certe cose. A dirla tutta, non la so neanche la nostra età. Un tempo facevamo sport, ci piaceva molto il tennis, ma ora come ora le passeggiate ci sono più congeniali. E nonostante tutto, i giovani ci guardano sempre.
Si è presentata l'occasione di un viaggio, un lungo fine settimana a Napoli. Io, che non sto mai nella pelle, ero a dir poco entusiasta. L'altra era dubbiosa: temeva la pioggia, il freddo, temeva di partire con il piede sbagliato. Alla fine l'ho avuta vinta, per fortuna.
A Napoli siamo state sempre al centro dell'attenzione, là non ci si vede spesso. Abbiamo conosciuto gente nuova tutti i giorni, ma siamo sempre rimaste fedele al nostro accompagnatore; a proposito, una persona incontrata per caso lo ha definito snob...io non so se è vero, ma abbiamo provato una puntina di orgoglio pensando che alla nostra età possiamo ancora accompagnarci con persone dai gusti ricercati.
In quei giorni c'è stata anche una laurea e noi eravamo in prima linea, festeggiamenti inclusi. Con l'alcool che scorreva persino sui pavimenti, ci siamo ubriacate: pensate che mi hanno anche vomitato addosso. La notte di baldoria è finita al pronto soccorso, ma una lavanda notturna ed una mattina di riposo ci hanno rimesse in sesto.
Le sensazioni più forti però le abbiamo provate semplicemente girando per le strade della città: su Napoli è calata una patina che le dà una solenne aria decadente, ci è sembrata una di quelle meravigliose case antiche bisognose di un restauro integrale. Ma poi ci siamo ricordate di quando era così anche per noi, quando non ci voleva più nessuno: eravamo finite. E invece siamo di nuovo sulla cresta dell'onda. Forse a dimostrazione che una speranza c'è sempre.

Anche a nome della scarpa destra,
La sinistra


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categoria:spostamenti, nulla, convenzioni
mercoledì, 18 marzo 2009
Torno a Napoli per qualche giorno sperando nella benevolenza di Giove Pluvio, che invece sembra seriamente intenzionato a rompere i coglioni. Sperando in un weekend asciutto, i miei più

Cordiali Saluti.
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categoria:spostamenti, nulla
lunedì, 16 febbraio 2009
Tornavo a casa passeggiando amabilmente per una di quelle sorprendenti viuzze del centro di Milano, sorprendenti perché non ti aspetteresti dei capillari stretti e ciottolosi nel mezzo della città più frenetica d’Italia. Beh, camminavo amabilmente per una di queste minuscole stradine e l’i-Pod suonava la canzone che ha monopolizzato gli ascolti degli ultimi tempi.
Intento a godermi uno scorcio di paesino nella metropoli, mi cadeva lo sguardo su un uomo dai lineamenti nordici che cercava risposte su una mappa. Non mi son curato di lui e dopo averlo guardato sempre amabilmente sono passato, assorto di nuovo nella canzone. Solo per lo spazio di trenta passi: il tempo di una strofa e nella stessa viuzza ciottolosa una donna dai lineamenti nordici leggeva una mappa, simile a quella vista poco prima. Sul momento ho schiaffato l’episodio nell’ampia categoria delle “coincidenze”, ma nel tragitto verso casa non vi nego di essermi messo a fantasticare.
Vi ho già parlato dei Porcupine Tree e del disco In Absentia. E avrete notato come i treni ricorrano con una certa frequenza nelle cose che scrivo in questo blog. Il treno è il mezzo di trasporto che preferisco, ai treni sono legati molti dei miei ricordi più belli e sui treni, in un modo o nell’altro, m’imbatto spesso in qualche incontro; proprio ultimamente me n’è capitato uno alquanto surreale, ma questa è un’altra storia...
Invece detesto gli aerei: li considero un modo per dormire scomodi ad alta quota. Per carità, molto suggestivo vedere le nuvole dall'alto e trovo bellissima Napoli illuminata, ma nel viaggio sono inclusi “arriva un'ora prima, coda, togli cintura, orologio, raccatta spiccioli, togli giacca, rimetti cintura, orologio, giacca, aspetta, coda..” e così via. Non oso pensare, poi, cosa saranno gli aerei nel momento in cui consentiranno l'uso dei telefonini a bordo. Gli incontri in aereo: ad un incontro aereo è legato il mio più grande rimpianto, quindi glisserei. Inoltre sto divagando: cosa c’entrano i Porcupine Tree, i treni e gli aerei, vi chiederete. C’entrano perché nel succitato disco In Absentia c’è una bellissima traccia dal nome Trains, che si colloca nel filone più melodico dei Porcupine Tree e colpisce subito per l’armonia e la struttura. Ma Trains è una delle rare canzoni che mi prendono anche per il testo d’immagini dal forte impatto, come “un angelo di sessanta tonnellate che cade sulla terra, un ammasso di metallo vecchio”.
Ed era questa la canzone che ascoltavo mentre pensavo a dove quelle mappe avrebbero portato i due di cui vi parlavo, forse banalmente al Duomo, o magari in Piazza dei Mercanti a giocare al telefono senza fili.. perché mi piace pensare che avessero un appuntamento.... perché Trains mi ha riportato per un attimo quei momenti in cui ero io a girare con mappe, spesso dopo essermi svegliato in stazione per il suono di un treno, magari diretto verso un appuntamento.
Perché, in fondo, che c’è di più bello di un appuntamento in una città straniera?
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categoria:canzone del giorno, spostamenti
domenica, 18 gennaio 2009
Due donne norvegesi, due fidanzatini francesi, due ragazzi italiani: lo scompartimento del notturno che da Copenaghen andava a Monaco di Baviera era pieno. L'atmosfera? Goliardica sin dalle prime battute del viaggio, con gli italiani, cavalcando il luogo comune, bravi a tenere alto il morale di quell’improvvisata combriccola. Non che gliene fregasse più di tanto, ma erano felici per quel mese appena trascorso in avventure, imprevisti, posti meravigliosi e veniva loro naturale scherzare... perchè ogni cosa di quel viaggio sarebbe stata da ricordare.
La disposizione era la seguente: signora norvegese A, ragazza francese, italiano A uno accanto all'altro, e di fronte, rispettivamente, signora norvegese B, ragazzo francese, italiano B.
Seppur felici, gli stati d'animo degli italiani erano decisamente diversi: se italiano B era appagato dall'aver trovato in Scandinavia quella che sarebbe potuta essere la donna della sua vita, italiano A era tutto fuorché placato, complice un'indole di donnaiolo che aveva provato a sopire, con scarsi risultati, durante i suoi precedenti fidanzamenti. Ed in quel viaggio erano stati troppi i "vorrei ma non posso" che, per vari motivi, l'avevano costretto a lasciar andare via delle occasioni...
La ragazza francese gli dormiva accanto, lasciando scoperta la parte finale schiena. Non era particolarmente bella, ma era bella come la donna di un altro.. e quella porzione di schiena abbronzata rappresentò il colpo di grazia alle inibizioni del nostro italiano. Con gli occhi chiusi allungò la mano verso il sedile della sua vicina, lentamente, ma senza indecisioni, arrivando vicino alla pelle di lei, senza toccarla. La mano era ferma sul tessuto sintetico del sedile, come un rapace che non attende altro che un pretesto per attaccare.. ed il pretesto fu uno scambio ferroviario, che con una piccola scossa staccò la mano dal sedile. Contatto.
Le dita di lui iniziarono a muoversi sulla pelle nuda della ragazza, che dormiva e sembrava non avvertire nulla. Il tempo passava, le carezze aumentavano d’intensità, facendosi sempre più profonde.. a nulla servivano i deboli tentativi di lei di sottrarsi: ad ogni spostamento ne seguiva uno uguale della mano, croce e delizia, piacere e tormento di quel sonno.
Il suo fidanzato, di fronte, dormiva senza neanche sospettare dell'intimità nata ad un palmo dal suo naso.. mentre l'italiano A veniva preso alla sprovvista da un cambio di posizione della francese, che girandosi su un fianco gli metteva il bacino sopra il ginocchio. Non se lo fece ripetere due volte, aumentando ritmicamente la pressione di quel contatto, mentre le sue dita flirtavano con l'elastico degli slip transalpini.
Ad un tratto i tre uomini si svegliarono, contemporaneamente. Italiano A aveva ancora una mano nella marmellata, ma la visuale del francese era ostruita proprio dal corpo della sua donna. Italiano B invece ci vedeva abbastanza da notare che, mentre la sinistra salutava il dirimpettaio francese, la mano destra era impegnata in più piacevoli attività; a stento trattenne una risata, si girò da una parte e riprese a dormire.
La ragazza, dopo poco, si allontanò definitivamente, forse dormendo, forse per i sensi di colpa, mettendo fine a quel rapporto involontario. O cosciente? Del quale era stata vittima, o complice?
L'italiano A non l'avrebbe mai saputo. O forse sì.
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categoria:spostamenti
giovedì, 25 settembre 2008
La giornata tipo iniziava alle 11. La casa era vuota, i miei già lavoravano da un pezzo. Mi avviavo verso la cucina, mettevo su il caffè per la colazione, accendevo il portatile con l'immancabile programma di messaggistica e la televisione su MTV.
Dopo un bicchiere d'acqua ed il caffè, il latte e il musli, scambiando le prime parole in via telematica. Poi andavo in bagno, spesso portando il portatile a farmi compagnia. Potenza del wireless.
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Quello che rimaneva della mattina, di solito lo impiegavo suonando o scrivendo qualcosa, ma anche non facendo niente, per esempio dando sfogo al mio vojeurismo su Facebook, dove puoi vedere gli amici e gli amici degli amici che si aggiornano. Mai stato pettegolo... ma un modo per riempire la mattina, quando non c'era l'ispirazione, bisognava pure trovarlo.
Ad una certa mi toccava scendere: motivi di organizzazione e di logistica famigliare. Allora doccia veloce, mettevo su le prime cose che trovavo, ipod e via. Ascoltavo musica fighetta elettronica, fatta bene, ad esempio i Justice, o SebastiAn, roba del genere, e camminavo senza darmi troppe risposte.
E ci rimanevo di merda quando mi accorgevo che non avevo ancora parlato dall'inizio della mattinata tipo.
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categoria:suoni, spostamenti, nulla, convenzioni
venerdì, 12 settembre 2008
Era sera. La tenda era spaziosa, ma non il Grand Hotel. Iniziavo a rimpiangere di non aver portato il materassino per il sacco a pelo. Fuori alberi e rocce, di fronte mare e neve: scenari possibili se sei in Norvegia.
Narvik dormiva, noi in un bosco poco lontano provavamo ad imitarla. L'aria era elettrica. C'era tensione, perché piazzare una tenda nel mezzo di un bosco non è mai troppo sicuro. I coltellini svizzeri erano a portata di mano, non si sa mai.

Era buio. Ci eravamo svegliati di soprassalto. Rumore, rumore di passi. Che cazzo era? Ricordo che strinsi forte il coltello. In tenda non respiravamo più.. ascoltavamo questi passi lenti e cadenzati, a volte tremendamente vicini, altri più lontani. Fino a che sparirono. Non nego di aver tirato un sospiro di sollievo, mentre si aspettava il ritorno del sonno.

Luce. Dopo non molto di nuovo con gli occhi aperti. Era l'alba, credevamo che la notte fosse passata.. ma ci sbagliavamo: non erano neanche le 3 di notte, fuori facevano 3 gradi. Non c'erano altri rumori e questo ci faceva stare un po' più tranquilli, ma con la frustrazione di avere ancora una luminosa notte davanti.

Era caldo. Alle 5 circa, l'ambiente nella tenda era impraticabile: riscaldata dal sole, ormai alto, dentro ci saranno stati 30°, non il massimo quando sei in sacco a pelo.
Avevamo dormito abbastanza e c'era ancora molta strada da fare.
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categoria:spostamenti, nulla
lunedì, 17 dicembre 2007
Qualche anno fa andavo molto più spesso a Roma: stavolta mancavo da agosto.
Mi ero disabituato alle cose che solitamente facevo là, anche perchè una serie di avvenimenti piuttosto importanti hanno cambiato, e non di poco, l'assetto geopolitico delle mie amicizie nella capitale. Ma poi ti capita di andare al campetto con un amico vero e, anche se ci metti un'ora e mezza per riscaldarti, e quando ti sei riscaldato sei già stanco, va bene lo stesso; ti capita di girare su una Ford Taunus, ascoltando il Boss o Johnny Cash, con lo sbrinatore che non funziona; ti capita di andare a cena dal tuo amico di sempre, alle prese con cose più grandi di lui, e ritrovarvi fumando un Romeo y Giulieta nel vecchio Wagoneer, mentre fuori mancano 5 gradi per fare zero. Capita di passare la mattinata al Colosseo, con in testa un cappello dei Knicks e poi fare colazione da Pannocchi, quasi all'una, con la commessa che ti guarda con un misto di ammirazione e disgusto per le cose che ti appresti a mettere sotto i denti.
Capitano tante altre piccole cose, con i giorni che volano, dormendo qualche ora ogni notte e svegliandoti la mattina presto sempre più rincoglionito, ma ti rendi conto che certe cose cambiano, ma non lo fanno mai veramente.
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categoria:suoni, basket, spostamenti, nulla, convenzioni