La routine è uno dei fattori che rende un posto "casa", e qua a Milano ormai ne ho una mia. Eppure ci sono delle cose alle quali non mi riesco ad abituare, pur essendomi sotto gli occhi da un po'. Non con un'accezione necessariamente negativa, resto sempre sorpreso quando mi trovo di fronte ad alcune situazioni che mi danno a ridere, a fantasticare, a riflettere. Ma procedo con ordine.
Sarà banale (e di certo non un peculiarità milanese, bensì abbastanza diffusa), ma ci metto sempre un po' a realizzare che le persone non stanno parlando da sole, ma all'auricolare. Per un attimo mi interrogo sulla "normalità" quando vedo gente camminare a grandi falcate, parlando ad alta voce e gesticolando. Il telefono all'orecchio è il chiaro segnale che si sta parlando con qualcuno e in più tiene occupata una mano, limitando la gestualità (che non ha troppo senso quando l'interlocutore non può vederci). Con l'auricolare tutto questo viene meno: si diventa attori su un palco dal quale non si vede il pubblico, più liberi, ma alienati.
La seconda cosa che non posso fare a meno di notare è l'accoppiata tacchi alti - bicicletta, già di più una specialità meneghina. Le donne di Milano sono donne in carriera: sempre dinamiche, spesso eleganti, quasi sempre a dieta. Mirando costantemente all'eccellezza (e sfruttando una planimetria adatta alle due ruote), riescono a tenersi in forma pedalando, guadagnano tempo prezioso perchè in bici si va veloce e mantengono i pregi estetici del tacco alto senza pagarne la scomodità. In più, pedalano correttamente, appoggiando il piede sulla parte anteriore invece che sul tallone. Chapeau!
L'ultima cosa che mi colpisce sempre è forse uno degli aspetti che forse caratterizza Milano agli occhi degli altri italiani: la fretta. A Milano si corre. In macchina, sui marciapiedi, uscendo dai mezzi pubblici. L'altra mattina notavo una bella ragazza nella metro affollata. Scendendo alla stessa fermata mi sarebbe piaciuto guardarle le gambe, ché la visuale nel vagone era ostruita dalla gente: mi è stato del tutto impossibile, perchè andava a passi così rapidi da farmi pensare che al posto delle gambe avesse due lunghissime ali da colibrì.
La camminata da fretta è una delle cose più brutte delle grandi città: fa assumere posture innaturali, fa sudare e nega la possibilità di osservare quanto siano strane le persone che parlano da sole, carine le donne con i tacchi alti sulle biciclette o un po' ridicoli quelli che corrono sempre. Così come priva quelli che non corrono del sacrosanto diritto di guardare delle belle gambe.
Sarà banale (e di certo non un peculiarità milanese, bensì abbastanza diffusa), ma ci metto sempre un po' a realizzare che le persone non stanno parlando da sole, ma all'auricolare. Per un attimo mi interrogo sulla "normalità" quando vedo gente camminare a grandi falcate, parlando ad alta voce e gesticolando. Il telefono all'orecchio è il chiaro segnale che si sta parlando con qualcuno e in più tiene occupata una mano, limitando la gestualità (che non ha troppo senso quando l'interlocutore non può vederci). Con l'auricolare tutto questo viene meno: si diventa attori su un palco dal quale non si vede il pubblico, più liberi, ma alienati.
La seconda cosa che non posso fare a meno di notare è l'accoppiata tacchi alti - bicicletta, già di più una specialità meneghina. Le donne di Milano sono donne in carriera: sempre dinamiche, spesso eleganti, quasi sempre a dieta. Mirando costantemente all'eccellezza (e sfruttando una planimetria adatta alle due ruote), riescono a tenersi in forma pedalando, guadagnano tempo prezioso perchè in bici si va veloce e mantengono i pregi estetici del tacco alto senza pagarne la scomodità. In più, pedalano correttamente, appoggiando il piede sulla parte anteriore invece che sul tallone. Chapeau!
L'ultima cosa che mi colpisce sempre è forse uno degli aspetti che forse caratterizza Milano agli occhi degli altri italiani: la fretta. A Milano si corre. In macchina, sui marciapiedi, uscendo dai mezzi pubblici. L'altra mattina notavo una bella ragazza nella metro affollata. Scendendo alla stessa fermata mi sarebbe piaciuto guardarle le gambe, ché la visuale nel vagone era ostruita dalla gente: mi è stato del tutto impossibile, perchè andava a passi così rapidi da farmi pensare che al posto delle gambe avesse due lunghissime ali da colibrì.
La camminata da fretta è una delle cose più brutte delle grandi città: fa assumere posture innaturali, fa sudare e nega la possibilità di osservare quanto siano strane le persone che parlano da sole, carine le donne con i tacchi alti sulle biciclette o un po' ridicoli quelli che corrono sempre. Così come priva quelli che non corrono del sacrosanto diritto di guardare delle belle gambe.







