martedì, 28 luglio 2009
Il messenger e i siti su cui farsi i fatti altrui ormai da anni pullulano di gente che lentamente muore diventando schiava dell'abitudine. Io nell'abitudine non ci vedo niente di male.
venerdì, 24 luglio 2009
Sebbene sia durata pochi minuti, la vita del cubetto di ghiaccio immortalato con Megan Fox sulla copertina di GQ è stata più intensa di quella di gran parte degli esseri umani.
sabato, 18 luglio 2009
Ultimamente pensavo che mi sarebbe piaciuto essere stato autore e produttore di Halo, nonchè attore protagonista del
video con Beyoncè. Dopo aver curato l'arrangiamento e provato (molto) con lei, sarebbe arrivato il momento delle riprese.
Già immagino l'andazzo: giriamo una scena insieme, il regista fa: "Buona la prima!" ed io: "No! Rifacciamola!"
venerdì, 17 luglio 2009
Ogni mattina ti do il buongiorno, ogni sera scorro l'alfabeto al contrario per trovarti nelle prime posizioni.
Poi finisce tutto come fumo. E come il fumo, crei dipendenza.
mercoledì, 15 luglio 2009
Il primo novanta per cento di un lavoro viene svolto nel novanta per cento del tempo, il restante dieci per cento nel restante novanta per cento.
Arthur Bloch
martedì, 07 luglio 2009
In questi giorni a Milano è previsto un doppio concerto degli U2. Da un punto di vista tecnico l’evento è di sicuro interessante, perché il palco sarà montato al centro del campo e di conseguenza la diffusione audio sarà a 360°. Sotto molti punti di vista questa soluzione rappresenta una novità assoluta: qualche anno fa Claudio Baglioni fece una cosa del genere, ma il concerto era più “televisivo” e la sonorizzazione dell’ambiente di conseguenza diversa da quella progettata per Bonovox e soci. Da un punto di vista musicale, però, gli U2 non mi sono mai piaciuti e, nonostante mi si sia presentata la possibilità di un biglietto a prezzo originale, ho preferito risparmiare valsente in vista delle escursioni estive.
Gli U2, come pure Ligabue, piacciono a tutti; spesso penso che tante persone non possano sbagliarsi e che probabilmente sia io un po’snob o a non capire. Poi però mi basta leggere un quotidiano per capire che la legge dei grandi numeri fa tranquillamente cilecca. I Ligaudue oggi appartengono a quel filone del pop industriale e travestito, che metaforicamente può essere paragonato al figlio di papà che si spaccia per metallaro. In passato hanno fatto delle cose valide, chi collaborando con produttori di primissimo livello (Eno, Lanois), chi grazie ad una genuinità che con il tempo ha fatto spazio alla piacioneria.
Idolatria. Con piacioneria fa anche rima, così come con l’ipocrisia della stampa compiacente e dei fruitori di musica che vogliono sentirsi rock senza l’impegno di ascoltare rock. Come se poi il rock fosse un valore o un sinonimo di qualità...ma questo è un altro discorso.
L’idolatria delle istituzioni della musica tiene la coscienza pulita perché è facile ed è garanzia di “qualità”... ma l’istituzione per definizione non si mette in gioco, è fuori discussione: per questo motivo trovo particolarmente kitsch l’idolatria delle istituzioni, musicali e no. Su piani diversi, il Liga, i comizi, o anche i matrimoni sono facce di una stessa medaglia.
Non ho mai amato i matrimoni: occasioni dove con le migliori intenzioni (e vestiti improbabili) ci si scambia promesse al cospetto di gente lungamente ignorata, ma accorsa per l’occasione e, per non sfigurare, munita d’abiti altrettanto improbabili. La sensazione di plastificata felicità, diffusa ed eterea, aleggia finché il peso del banchetto non ha la meglio, per poi fare spazio all’ineluttabile goliardia trash che suggella l’eterna unione di due anime. Ma quello che dei matrimoni mi mette tristezza, e che me li fa paragonare all’idolatria di quei musicisti che hanno smesso di provare a fare qualcosa di nuovo, è il totale appiattimento della soggettività: com’è possibile che milioni di coppie, le cui unioni si basano su chimiche ed equilibri tutti diversi, debbano farsi la promessa più importante esattamente allo stesso modo?
giovedì, 02 luglio 2009
Visto al cinema I Love Radio Rock, un film che non si prende sul serio, che strizza l'occhio ai luoghi comuni e ci gioca celebrando l'epoca d'oro della musica inglese e americana... o forse l'epoca d'oro e basta.
Lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati del cinema leggero, della musica pop, dei personaggi di culto, magari anche con una vena demenziale, di Philip Seymour Hoffman, della gnocca.