lunedì, 23 febbraio 2009
La parola talento etimologicamente fa riferimento al concetto di "peso", diventando col tempo un'unità di misura di massa e quindi una moneta, poiché nell'antichità si era soliti pesare le monete.
I talenti diventano protagonisti anche nella Bibbia, che dedica loro una celeberrima parabola: è qui che la parola talento assume il significato corrente, ossia capacità o predisposizione a far bene qualcosa.
In epoca cristiana, fino al 1400 dell’Era Volgare, la parola talento cadde in disuso a causa del regime "prega, produci, consuma, crepa" (con netta sproporzione verso il prega ed il crepa) che sostanzialmente tolse alla gente non solo la possibilità, ma anche la voglia di parlare d'arte; gli storici moderni rendono comunque al medioevo il merito della totale assenza di critici sui quotidiani dell'epoca.
Col Rinascimento le cose cambiarono: l'avvento di personalità quali Leonardo da Vinci e soprattutto Sandro Botticelli, che alcune cronache descrissero come "il Pete Doherty del XV secolo", ridiede lustro alla parola talento. Da allora fu un climax: grazie a Hieronymus Bosch, a Raffaello Sanzio, a Buonarroti e a Cristoforo Colombo (che al talento unì una buona dose di culo) le riviste settoriali si riempirono di dotti barbuti ed impettiti che cercavano di giudicare le opere di tali eminenti personaggi. Dove però le penne non arrivavano, vista la magnificenza delle opere dell’epoca, arrivava concetto astratto di talento, l'equivalente del verbo puffare per la critica. Iniziò a delinearsi un primo aspetto fondamentale del talento: il talento di un artista è inversamente proporzionale alla bravura del critico.
Passarono i secoli e, come nella parabola della Bibbia, i talenti si moltiplicarono: Lutero ("rivoluzionario di talento"), Casanova ("puttaniere di talento"), Bach, che alcune cronache descrissero come "il Giovanni Allevi del XVIII secolo", fino ad arrivare a Friedrich Nietzsche, il precursore del talento moderno. Nietzsche fu snobbato dalla critica finché non si bevve il cervello e postuma arrivò la consacrazione a Grande Talento, come risposta alla domanda: "Cazzo voleva dire?".
E fu così che si palesò il secondo tratto distintivo del talento: il talento è direttamente proporzionale ai veri (o presunti) eccessi del soggetto in questione, a cui segue il corollario che più si muore giovani, più si è stati talentuosi.
Il XX secolo è stato l'apoteosi del talento, offrendo a penne di vario tipo la possibilità di estendere il concetto allo sport, al cinema e alle nuove arti figurative. L’arte di concetto ha evidenziato la terza ed ultima legge, per la quale il talento è inversamente proporzionale alla tecnica dell’artista. Si è arrivati così al XXI secolo con un concetto definito di talento, un punto fisso attorno al quale far ruotare quei voli pindarici che allietano i lettori delle riviste di settore, qualunque esso sia.
Ma come si pongono gli artisti nei confronti del talento? Sostanzialmente ci sono due correnti di pensiero: la prima è composta da quei personaggi che ricercano l'etichetta di "talentuoso", ostentando ogni sorta d'eccesso o delle "diversità comportamentali" che distinguano dalla massa.
La seconda, netta minoranza, è costituita da quelli che, vista la fine della maggior parte degli artisti talentuosi, al primo accostamento con la parola talento si fanno una scaramantica grattata di coglioni.
postato da: Disimpegno alle ore 15:11 | Permalink | commenti
categoria:suoni, convenzioni
domenica, 22 febbraio 2009
- Ha vinto la canzone migliore di tutto il festival. Ovviamente parlo della categoria giovani. 

- Il vincitore della categoria big è la cosa meno importante.

- Le cose più belle sono state le ospitate: Katy Perry, Benigni, la PFM, Dave Weckl, Annie Lennox.

- Bonolis, bravo, ma perché non lasciano condurre la Gialappa's? E la frase sull'opera lirica da lui attribuita a suo zio è di Leopold Fechtner.

- Se c'è una cosa meno importante del vincitore, sono le canzoni. Ma è sempre un piacere sentire suonare l'orchestra della Rai.

- Amo ripetermi: questi cantanti NON sono artisti.

- Sanremo non mi piace. Sanremo è inutile. Sanremo è vecchio. Sanremo sta alla musica come l'università italiana sta al mondo del lavoro. Ma (e parlo per me) se non ci fosse mi mancherebbe.
postato da: Disimpegno alle ore 16:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:suoni, convenzioni
giovedì, 19 febbraio 2009
Ore 14:30, entro in ascensore. Mi accoglie lo specchio, "Ciao specchio!" gli rispondo, indugiando un po' a rimirarmi. Troppi, pensa l'ascensore, dando la possibilità a qualcuno al quarto piano di chiamarmi .
"Disdetta!", penso. "Ma neanche tanto...", mi correggo: a chiamarmi è una ragazza, con la quale intrattengo una conversazione di quattro piani più apertura porte.
Pur lasciando il tempo trovato, ossia qualche giro di motore elettrico, l'episodio ha rinsaldato in me una certezza: la vanità è utile.
postato da: Disimpegno alle ore 20:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:nulla
martedì, 17 febbraio 2009
I Simpson distruggono la società con la spada. I Griffin distruggono la spada.
Un amico
postato da: Disimpegno alle ore 19:49 | Permalink | commenti
categoria:visioni, frase del giorno, idoli
lunedì, 16 febbraio 2009
Tornavo a casa passeggiando amabilmente per una di quelle sorprendenti viuzze del centro di Milano, sorprendenti perché non ti aspetteresti dei capillari stretti e ciottolosi nel mezzo della città più frenetica d’Italia. Beh, camminavo amabilmente per una di queste minuscole stradine e l’i-Pod suonava la canzone che ha monopolizzato gli ascolti degli ultimi tempi.
Intento a godermi uno scorcio di paesino nella metropoli, mi cadeva lo sguardo su un uomo dai lineamenti nordici che cercava risposte su una mappa. Non mi son curato di lui e dopo averlo guardato sempre amabilmente sono passato, assorto di nuovo nella canzone. Solo per lo spazio di trenta passi: il tempo di una strofa e nella stessa viuzza ciottolosa una donna dai lineamenti nordici leggeva una mappa, simile a quella vista poco prima. Sul momento ho schiaffato l’episodio nell’ampia categoria delle “coincidenze”, ma nel tragitto verso casa non vi nego di essermi messo a fantasticare.
Vi ho già parlato dei Porcupine Tree e del disco In Absentia. E avrete notato come i treni ricorrano con una certa frequenza nelle cose che scrivo in questo blog. Il treno è il mezzo di trasporto che preferisco, ai treni sono legati molti dei miei ricordi più belli e sui treni, in un modo o nell’altro, m’imbatto spesso in qualche incontro; proprio ultimamente me n’è capitato uno alquanto surreale, ma questa è un’altra storia...
Invece detesto gli aerei: li considero un modo per dormire scomodi ad alta quota. Per carità, molto suggestivo vedere le nuvole dall'alto e trovo bellissima Napoli illuminata, ma nel viaggio sono inclusi “arriva un'ora prima, coda, togli cintura, orologio, raccatta spiccioli, togli giacca, rimetti cintura, orologio, giacca, aspetta, coda..” e così via. Non oso pensare, poi, cosa saranno gli aerei nel momento in cui consentiranno l'uso dei telefonini a bordo. Gli incontri in aereo: ad un incontro aereo è legato il mio più grande rimpianto, quindi glisserei. Inoltre sto divagando: cosa c’entrano i Porcupine Tree, i treni e gli aerei, vi chiederete. C’entrano perché nel succitato disco In Absentia c’è una bellissima traccia dal nome Trains, che si colloca nel filone più melodico dei Porcupine Tree e colpisce subito per l’armonia e la struttura. Ma Trains è una delle rare canzoni che mi prendono anche per il testo d’immagini dal forte impatto, come “un angelo di sessanta tonnellate che cade sulla terra, un ammasso di metallo vecchio”.
Ed era questa la canzone che ascoltavo mentre pensavo a dove quelle mappe avrebbero portato i due di cui vi parlavo, forse banalmente al Duomo, o magari in Piazza dei Mercanti a giocare al telefono senza fili.. perché mi piace pensare che avessero un appuntamento.... perché Trains mi ha riportato per un attimo quei momenti in cui ero io a girare con mappe, spesso dopo essermi svegliato in stazione per il suono di un treno, magari diretto verso un appuntamento.
Perché, in fondo, che c’è di più bello di un appuntamento in una città straniera?
postato da: Disimpegno alle ore 21:06 | Permalink | commenti (4)
categoria:canzone del giorno, spostamenti
sabato, 14 febbraio 2009
Stamattina sono svegliato da un’energica scampanellata. Quando vieni svegliato è sempre troppo presto. Scendo a compromessi con il cerchio alla testa che ogni mattina mi dà il buongiorno. Attraverso a occhi chiusi il mio minuscolo appartamento, cercando di non calpestare il gatto e sperando di non andare a sbattere sullo stipite di qualche porta, perché non amo iniziare la giornata con una bestemmia motivata. Mi rendo conto di essere nudo. Butto un occhio allo spioncino per vedere se è il caso di vestirmi. Fuori c’è una cassetta di birra. Apro. Oggi non è la mia festa, penso, ma un regalo lo accetto volentieri. Tiro su la cassetta e rientro. Non vedo il gatto e lo pesto, sollevo il piede di scatto e urto lo stipite. Mi cadono le birre, ma sono abile a fermarle con la pancia contro il muro, prima che si schiantino a terra, che a quel punto per berle avrei dovuto leccare del pavimento misto a vetro e cartone. E forse non ne sarebbe valsa la pena.
Poso la cassetta sul tavolo, la apro. Trovo un grosso biglietto. Lo butto e penso “grazie”. Metto la cassetta nel frigo vuoto. Torno a letto. Lei è là ad aspettarmi, visto che dorme ancora. “Era della birra”, le dico. Lei, che ha il sonno più pesante del mio, annuisce con un mugolio e si gira su un fianco, dandomi le spalle. Ha una schiena così bella che ogni volta me ne meraviglio. La bacio dove finisce il collo e torno a dormire.
postato da: Disimpegno alle ore 13:45 | Permalink | commenti (1)
categoria:idoli, nulla, convenzioni
giovedì, 12 febbraio 2009
Sono rientrato in casa e ho trovato Frank, il mio migliore amico, a letto con mia moglie. Gli ho detto: "Frank, io devo! Ma tu?"
Billy Crystal
postato da: Disimpegno alle ore 15:45 | Permalink | commenti (2)
categoria:frase del giorno
martedì, 10 febbraio 2009
- Per la serie "Le Parole Abusate": artista. Una persona che sa cantare si definisce artista. I presentatori televisivi spesso e volentieri si definiscono artisti. Rabbrividisco.

- Sono una persona molto affabile, ma detesto dover rendere conto dei miei stati d'animo.

- Pensavo che se resuscitasse un Jeff Buckley per esempio, o un Jim Morrison, avrebbe concerti tutti esauriti per i prossimi 20 anni, qualsiasi sia il prezzo richiesto. Morire e risorgere è un'eccellente strategia commerciale. Per informazioni, rivolgersi alla Santa Sede.
postato da: Disimpegno alle ore 19:41 | Permalink | commenti (1)
categoria:nulla
domenica, 08 febbraio 2009
Come i più sapranno, l'anacoluto è quella figura retorica per la quale una frase suona sgrammaticata a causa della mancata concordanza tra alcune delle parti: Io speriamo che me la cavo, ad esempio, con il soggetto Io che va a donne di facili costumi per la mancata corrispondenza con il verbo, alla prima plurale. Scientemente impiegato da illustri scrittori (basta fare qualche ricerca su internet), è inconsapevolmente presente sia nello scritto che nel parlato quotidiano: l'anacoluto è una sottile linea di demarcazione tra comunicatività ed errore, sulla quale spesso danziamo bendati (tanto sotto c'è la rete di protezione della "sgrammaticità" delle nostre comunicazioni).
Ma forse non si tratta solo di una figura retorica: l'anacoluto è un modo d'essere, di un parlare per sé ma agire in modo da non essere più il soggetto. Verrebbe da chiamarlo anacoluto trascendente, perché va oltre il campo della comunicazione e sconfina in quello dell'azione... e anche in questi casi, purtroppo, ci si fa spesso ricorso inconsapevolmente: parliamo di noi e perdiamo di vista quello che è il nostro bene, cediamo la nostra centralità senza rendercene conto, o magari la sottraiamo ad altri. Ed i risultati sono sempre degli sgorbi. 
Può essere che io stia scrivendo queste cose solo per una vena intellettualoide tipica di chi ha macchiato la sua adolescenza in un liceo classico..ma a volte ho davvero la sensazione che senza anacoluti alcune cose, specie nei rapporti umani, potrebbero essere più semplici. E quelli che non capiscono, bisogna pregare Iddio per loro.
postato da: Disimpegno alle ore 17:17 | Permalink | commenti
categoria:nulla, convenzioni
giovedì, 05 febbraio 2009
Il mondo è così privo d'amore, io disimparo ad odiare.
Bluvertigo
postato da: Disimpegno alle ore 19:15 | Permalink | commenti
categoria:suoni, frase del giorno