domenica, 08 novembre 2009
7/11, Palasharp, Milano: concerto dei Massive Attack.
Un viaggio, iniziato a luci ancora accese e terminato tre ore dopo. Apertura a cura di Martina Topley Bird, la donna della vita mia e di gran parte del genere umano: accompagnata da un ninja alla batteria, alla chitarra, alle percussioni e al didgeridoo, ha incantato la platea per mezz'ora abbondante, anche grazie il bel vestito rosso che le ricopriva la pelle mulatta. All'ennesimo cambio di strumento del batterista vestito da ninja:
Dis/impegno:"Ma quante cose fa?"
Amico: "Moh! Per me sa anche cucinare!"
Dis/Impegno: "Magari è un ninja veramente.."

Un concerto è un gran concerto quando anche le basi messe durante i cambi di palco sono di gran gusto. Lo erano.

I Massive Attack hanno attaccato alle 21:30 circa, proprio nel momento in cui un invasato si infilava nel minuscolo spazio davanti a me ed iniziava a dimenarsi. Anche per non vedere questo esaltato, sono stato ad occhi chiusi per gran parte dello spettacolo, aprendoli di tanto in tanto per gustarmi le luci di primo livello, o Martina quando saliva sul palco per interpretare alcune delle loro canzoni più famose. Ho ballato dall'inizio alla fine, avvolto di volta in volta da suoni d'industria o di giungla, rumore o melodia. Horace Andy ha interpretato Angel, mi sarebbe piaciuto ascoltare Protection, bellissima la conclusione con Karmacoma.
Ciliegina sulla torta: Robert Del Naja ha salutato il pubblico con un "Forza Napoli!".
Se non il concerto più bello della mia vita, poco ci manca...
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categoria:suoni
venerdì, 30 ottobre 2009
La routine è uno dei fattori che rende un posto "casa", e qua a Milano ormai ne ho una mia. Eppure ci sono delle cose alle quali non mi riesco ad abituare, pur essendomi sotto gli occhi da un po'. Non con un'accezione necessariamente negativa, resto sempre sorpreso quando mi trovo di fronte ad alcune situazioni che mi danno a ridere, a fantasticare, a riflettere. Ma procedo con ordine.
Sarà banale (e di certo non un peculiarità milanese, bensì abbastanza diffusa), ma ci metto sempre un po' a realizzare che le persone non stanno parlando da sole, ma all'auricolare. Per un attimo mi interrogo sulla "normalità" quando vedo gente camminare a grandi falcate, parlando ad alta voce e gesticolando. Il telefono all'orecchio è il chiaro segnale che si sta parlando con qualcuno e in più tiene occupata una mano, limitando la gestualità (che non ha troppo senso quando l'interlocutore non può vederci). Con l'auricolare tutto questo viene meno: si diventa attori su un palco dal quale non si vede il pubblico, più liberi, ma alienati.
La seconda cosa che non posso fare a meno di notare è l'accoppiata tacchi alti - bicicletta, già di più una specialità meneghina. Le donne di Milano sono donne in carriera: sempre dinamiche, spesso eleganti, quasi sempre a dieta. Mirando costantemente all'eccellezza (e sfruttando una planimetria adatta alle due ruote), riescono a tenersi in forma pedalando, guadagnano tempo prezioso perchè in bici si va veloce e mantengono i pregi estetici del tacco alto senza pagarne la scomodità. In più, pedalano correttamente, appoggiando il piede sulla parte anteriore invece che sul tallone. Chapeau!
L'ultima cosa che mi colpisce sempre è forse uno degli aspetti che forse caratterizza Milano agli occhi degli altri italiani: la fretta. A Milano si corre. In macchina, sui marciapiedi, uscendo dai mezzi pubblici. L'altra mattina notavo una bella ragazza nella metro affollata. Scendendo alla stessa fermata mi sarebbe piaciuto guardarle le gambe, ché la visuale nel vagone era ostruita dalla gente: mi è stato del tutto impossibile, perchè andava a passi così rapidi da farmi pensare che al posto delle gambe avesse due lunghissime ali da colibrì.
La camminata da fretta è una delle cose più brutte delle grandi città: fa assumere posture innaturali, fa sudare e nega la possibilità di osservare quanto siano strane le persone che parlano da sole, carine le donne con i tacchi alti sulle biciclette o un po' ridicoli quelli che corrono sempre. Così come priva quelli che non corrono del sacrosanto diritto di guardare delle belle gambe.
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categoria:nulla, convenzioni
mercoledì, 28 ottobre 2009
In cucina, il formaggio è sempre la risposta.
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categoria:nulla
lunedì, 26 ottobre 2009
Pubblico anche qui un pezzo che ho scritto per Basketblog sulla trasferta bolognese della Martos Napoli.
 
 
Ore 10:00 - L’alcool della sera precedente e l’ostilità del centro di Bologna nei confronti delle macchine suggeriscono un cambiamento di programma. Si pranza a Milano.
 
Ore 13:00 – Pasta al forno con prosciutto cotto, provola affumicata e cavolo, “salamelle” con patate, frutta, caffè, limoncello e crostata. Mia madre contribuisce al buon esito della trasferta: non si segue la squadra a stomaco vuoto.
 
Ore 14:45 – Partenza per Bologna
 
Ore 16:50 – Arrivo alla Futur Show Station. Prima tappa in biglietteria, dove non hanno neanche stampato i biglietti per il settore ospiti. Scherzando, ipotizziamo di essere gli unici “napoletani” (il mio compagno di trasferta è bolzanino). Scopriremo che è proprio così.
 
Ore 17:25 – Entriamo. La polizia, forse per far vedere che non sono là a non fare davvero un cazzo, ci controlla le tasche. Prendiamo possesso del settore ospiti, pensando a cosa fare per attirare un po’ l’attenzione dei tifosi avversari, che ci mancano clamorosamente di rispetto non dedicandoci neanche un coro.
 
Ore 17:45 – Un altro napoletano nel settore accanto. Guarderemo la partita insieme, in piedi, appoggiati alle transenne che dividono le due zone. La curiosità è per Damon Jones: con tutto il cuore speriamo che sfoderi uno One-Man-Show, forzando tutto il forzabile per farci divertire. Intanto scopriamo di avere un bar dedicato esclusivamente a noi e ogni tanto andiamo a far compagnia al barista, sentendoci un po’ in colpa per la sua solitudine.
 
Ore 18:15 – Il nostro pensiero va al mai rimpianto Franco Marcelletti: comunque vada, sarà un successo. Ed in un bel palazzetto non troppo vuoto, inizia la gara.
 
Ore 18:35 – In effetti è una gara. La Virus è in controllo, ma non ci sentiamo in imbarazzo. Moss e Penn fanno pentole e coperchi, la nostra transizione difensiva è a dir poco rivedibile, però in qualche modo si gioca. Il primo quarto termina 20 a 12 per i padroni di casa.
 
Ore 18:55 – Fine primo tempo. I ragazzi non mollano. Il punteggio recita 42-33, 9 punti di scarto che potevano essere tranquillamente meno. Sugli scudi, Dimitrios Tsaldaris e Dragisa “Udite Udite!” Drobnjak. Il greco spiega basket, realizzando 11 punti, ma non limitandosi a questo. Inoltre, smentisce chi lo considera solo un tiratore bucando più volte la difesa tortellina. Drobnjak, dopo un avvio da brividi, sfrutta delle buone ricezioni vicino a canestro trasformandole con discreta sicurezza.
Jones? Molto ordinato, non troppo coinvolto, gioca un primo tempo più per gli altri che per sé. Si vede che con Tsaldaris parla una lingua per lo più sconosciuta ai compagni di squadra. Male Kruger (un buon canestro e basta) e Adeleke, troppo servito sul pick’n’roll (che non è arte sua) invece che con ricezioni statiche in post.
 
Ore 19:30 – 12 -10 è il parziale del 3° quarto. Problemi di falli per il nostro centrone e per Mimmo il finlandese, non in buone condizioni fisiche. La difesa a zona dà qualche frutto, ma quando Kenny non è in campo soffriamo (e molto) a rimbalzo. Gabini dà senso alla sua gara assestando una mannaia mica da ridere a Fajardo, ma purtroppo la rissa viene subito scongiurata. Bonora a lungo in campo, Tsaldaris si raffredda e Jones scalda la mano.
 
Ore 19:40 – Ad un tratto il tabellone recita 55-53 per i padroni di casa. Drobnjak continua a segnare ed è sfortunato quando un clamoroso dentro-fuori gli nega la tripla del sorpasso. La chiave della “rimonta” però ha su la faccia enorme di Kenny Adeleke (autore di 7 punti) e quella bellissima (cit.) di Damon Jones: ci aspettavamo un pazzo arrivato a fare la star in Europa, abbiamo un giocatore intelligente, non abilissimo a costruirsi il tiro, ma che prima si è messo a disposizione dei compagni e poi si è caricato la squadra sulle spalle. E che meccanica di tiro!
 
Ore 19:55 – Non dico che ci eravamo illusi di vincere, però sentire un po’ di paura tra i bolognesi ci ha dato soddisfazione. Sanikidze e Fajardo sono degli ossessi a rimbalzo offensivo, e gli extra-possessi danno la vittoria ad una Virtus non molto precisa. Tsaldaris realizza 7 punti nel finale, permettendoci di superare gli agognati 60 punti.
 
Ore 20:20 – Post partita: giocatori delusi per la sconfitta, ma c’è un po’ di ottimismo. Faccio i miei complimenti ad un frastornato Jones e al greco amareggiato. Il presidente invece è incontenibile. Si fanno voci, qualcuno probabilmente saluterà. Sabato prossimo il derby con Caserta, ma l’appuntamento principale è fissato per l’8 novembre: a Bologna sarebbe dovuto essere un brodino caldo, a Cremona di sicuro ci saranno gli gnocchi fritti!

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categoria:basket, spostamenti
lunedì, 19 ottobre 2009
Stazione della metro di Porta Garibaldi, aspettavo il passante ferroviario e la mia attenzione finiva non su uno dei lati di una ragazza, ma su un piccione che vagava per la piattaforma.
Piccione, con le tue ali potresti andare ovunque, senza ritardi né biglietti, invece sei qua ad aspettare un treno con me.
Piccione, non te ne accorgi (quando mai ti accorgi di qualcosa, scagazzatore!) ma in questo momento sei un essere umano.
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categoria:nulla, convenzioni
domenica, 18 ottobre 2009
Un uomo che attraversa una strada, di corsa, schivando le macchine che corrono più di lui. Un supermercato aperto alle 23. Due signore sedute in vagoni diversi, ma l'una accanto all'altra nel riflesso di un vetro.
Una cuffia che si sente solo da un lato. Una donna alta due metri trascina un trolley e guarda dall'alto tutti gli uomini che le passano accanto, che provano a tenere il suo sguardo.
Un cane che si insegue la coda, girando in tondo. Un gatto tosato.
Il vecchio che torna a casa alle 3 di notte, proprio mentre il ragazzo collassa.
L'illogicità si manifesta in tanti modi. Quello che preferisco è la gelosia.
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categoria:nulla, convenzioni
giovedì, 15 ottobre 2009
Il freddo è stato improvviso. Una settimana fa indossavo la t-shirt, oggi il cappotto. Ma a me il freddo piace.
Il raffreddore è stato inaspettato. Mal di testa, fazzoletto alla mano, starnuto ossessivo-compulsivo. Ma lamentarmi non mi piace e in fondo di questi tempi un raffreddore è normale.
Quello che non mi piace (e che tanto normale non è) è ritrovarmi in queste condizioni a combattere le zanzare!
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categoria:nulla
martedì, 13 ottobre 2009
- Folla. Casino. Era un po' che non vedevo il Vomero così. Sabato via Scarlatti sembrava il corso di un paese lungo il quale si riversano tutti gli abitanti. Un paese di un milione di abitanti. Da segnalare i 15 minuti di coda per la cassa della Fnac.
- Passeggiando per via Scarlatti ho incontrato una significativa percentuale delle mie conoscenze partenopee. Ecco quanto accaduto con il fratello di un mio amico: incrociandoci, una stretta di mano senza fermarci, parlavamo ai rispettivi telefonini. Solo questo mi ha impedito di ricevere i soliti gentili convenevoli e soprattutto la domanda che mi fa tutte le volte che lo incontro: "Ma tu non eri morto!?"
- A proposito di domande, devo trovare una risposta efficace al tormento di qualsiasi emigrante: "Che si dice a Milano?" (ovviamente vale per qualsiasi città).
- Comunque ero morto. Ma questa è un'altra storia.
- I mezzi pubblici di Napoli sono come le donne che se la tirano: si fanno attendere e ti trattano male. Ed aspettando la metro a Montedonzelli (20 minuti), le perdite d'acqua e le infiltrazioni della galleria non mi hanno impedito di notare questo particolare: accanto alla scritta "Napoli non morirà", su un cartellone pubblicitario un testa di minkia ha impresso la sua opera: "G. Varikio 'a Kapokia!", pennarello indelebile su plexiglass, 20x10 cm.
- Superga 2 - Giove Pluvio 0.
- Mancavo a Napoli da sei mesi. E' sempre un piacere tornarci, ma mai come stavolta è stato un dispiacere andarmene.
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categoria:spostamenti, nulla, convenzioni
giovedì, 08 ottobre 2009
Il nuovo pezzo dell'Elettrofficina: For You, remix di una canzone dei Filtered Flavour. Ci abbiamo messo un po', ma alla fine ce l'abbiamo fatta e ci siamo divertiti molto. Detto ciò, vi saluto. Alla settimana prossima!
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categoria:canzone del giorno, suoni
martedì, 06 ottobre 2009
La tua canzone preferita è arrivata in sella a un mulo o navigando per torrenti, assieme a tante altre.
E' arrivata in silenzio.
La tua canzone preferita si trova sullo scaffale di una libreria, su un disco immobile con le pareti, dentro una scatola che gira.
Può essere tu l'abbia incontrata, da qualche parte e per caso, una straniera che lascia di sé solo la voce.
Straniera che non si presenta. Cercala!
La tua canzone preferita ce l'hai ma ti scorre davanti. Il nome lascia indifferenti, l'immagine è un po' ambigua.
Ce l'hai, ma la tua canzone preferita forse non l'ascolterai mai.
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categoria:suoni, nulla